“Due anni fa ero andato più veloce. Tutti vanno più veloci a Berlino piuttosto che a New York. Ma due anni fa, a pochi metri dall'arrivo, stavo così: spalle curve, ingobbito, sofferente. Postura sbagliata, tipica di molti dai 30-35 km in poi, che genera un circolo vizioso: inizi a usare male alcuni muscoli, a non usarne altri, a respirare peggio e, immagazzinando meno ossigeno, a peggiorare la situazione passo dopo passo. A faticare di più, come se non bastassero i tantissimi km alle spalle. Due anni dopo, più o meno allo stesso momento e in salita, la storia è evidentemente diversa. Migliore. Te ne accorgi sul momento e nei giorni successivi. Certo, la faccia di Berlino sembra quasi da eroe sopravvissuto. Ma non c'è nulla di eroico nel correre la maratona e non c'è nulla di buono nel concluderla spossati. Diventi un vero maratoneta quando la corri bene e la finisci bene. Sensazione avuta sia l'anno scorso a Ravenna (più forte di Berlino - e non tutti vanno più veloce a Ravenna che a Berlino) sia quest'anno a New York (più lento di Berlino). Per questo oltre a correre per allenarsi, bisogna allenarsi per correre. Grazie agli allenamenti con Stefano Silvagni presso Atlas ho scoperto la differenza che passa tra uno che finisce la maratona, anche veloce, e un vero maratoneta.”